Un compagno degli anni di studio descrisse Franjo Šeper come una persona disciplinata e metodica: non parlava mai troppo, ma ciò che diceva era misurato e chiaro.
II · Come lo ricordiamo
Testimonianze
I suoi contemporanei, di diversi periodi della sua vita, descrivono il cardinale Šeper con parole scelte.
Un compagno di studiRoma

Cardinale Franjo Kuharićallora seminarista
Del rettore del Seminario teologico arcidiocesano di Zagabria uno dei suoi studenti, il futuro cardinale Franjo Kuharić, disse che era serio e coscienzioso nel suo compito, ma al tempo stesso vicino agli studenti. Per la sua semplicità e disponibilità, gli studenti parlavano con lui senza timore: qualunque fosse l’argomento, la conversazione era sempre umana.
La conversazione era sempre umana.
secondo il ricordo del cardinale Franjo Kuharić
Trnje, 1951–1954
Gli incontri di Franjo Šeper con i parrocchiani di Cristo Re a Trnje, a Zagabria, dove prestò servizio dal 1951 al 1954, mostrarono la sua straordinaria compassione per le famiglie povere, che anche aiutava.
Alojzije Stepinacsecondo Vraneković, parroco di Krašić
Quando Šeper fu consacrato arcivescovo, Stepinac disse al parroco di Krašić, Vraneković, che ora l’arcidiocesi di Zagabria era in mani sicure.

Zagabria, 1960–1969
Da arcivescovo di Zagabria, in tempi sfavorevoli per la Chiesa, fu prudente ma anche creativo: seppe rendere possibile il lavoro pastorale nonostante le restrizioni e organizzò chiese negli appartamenti di Novi Zagreb.
In quel periodo chiedeva ai candidati al sacerdozio la promessa solenne di non iscriversi all’associazione professionale dei sacerdoti voluta dal regime, perché aveva visto di che cosa il regime era capace.
Nonostante i tempi sfavorevoli per la Chiesa, Šeper seppe anche costruire ponti, senza compromettere la fede ma evitando conflitti inutili.

Remete
Anche i carmelitani lo ricorderanno sempre con gratitudine: da arcivescovo di Zagabria rese possibile la fondazione del primo convento carmelitano in Croazia, a Remete, presso Zagabria, e affidò loro per la prima volta una parrocchia in Croazia, che guidano ancora oggi.

Concilio, 1962–1965
Al Concilio Vaticano II si distinse per interventi caratterizzati da un tono pacato e dalla capacità di trovare un linguaggio comune. Apparteneva alla corrente moderatamente progressista che prevalse al Concilio e ne determinò il carattere dei documenti. Il cardinale Šeper sosteneva che il rinnovamento della Chiesa non significa abbandonare la dottrina, ma comprenderla più a fondo e trasmetterla più facilmente.
Partecipò anche alla stesura del Decreto sull’ecumenismo, il documento che aprì nuove porte al dialogo tra i cristiani. Univa la fermezza nella fede alla disponibilità al dialogo.
Roma, 1968–1981
Come prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, carica alla quale lo nominò papa Paolo VI nel 1968, si dimostrò uomo capace di unire, di collaborare, di dialogare e di creare un clima di amicizia tra i vescovi. Il cardinale Šeper non era uomo di tagli drastici, ma non permetteva che la dottrina fosse relativizzata: dialogava, ascoltava gli argomenti, ma quando decideva, la decisione era definitiva. La «firma» di Šeper sui documenti di quel periodo porta il segno dell’equilibrio tra chiarezza dottrinale e attenzione pastorale.

Mons. Vladimir Stankovićsuo segretario per molti anni
Secondo il suo segretario di molti anni, mons. Vladimir Stanković, il cardinale Šeper era nell’intimo un vero «Zagrepčanec», uno zagabrese: amava Zagabria più di ogni altra cosa, pur avendo girato il mondo intero.

Se ne andò in silenzio, come era vissuto. Senza sfarzo, ma lasciando un segno profondo.
Il cardinale Šeper è ricordato come custode della fede in tempi in cui le fondamenta sembravano incerte. La sua vita testimonia che la forza della Chiesa non sta nel rumore e nei conflitti, ma in una testimonianza calma e costante.
La fede non è un muro che ci separa dal mondo, ma un ponte che ci unisce a esso.